Lentamente

Se non ascolti le mie parole, padre,
mi lasci bambino.

Ogni stramaledetta volta in cui neghi quello che sono, pensando al me passato
tu mi uccidi, pezzo a pezzo.
Atomo ad atomo.
Sogno a sogno.

Non sono richieste opinabili ma bisogni quelli che chiedo.
Necessità ineludibili come sedere davanti al camino; parlando; insieme.

I tuoi occhi stanchi vedono solo ciò che è stato,
ignorando il presente,
ignorando il tempo, che, però, non si accorge di te.

Se non ascolti le mie parole, padre,
mi lasci bambino, moncato del mio essere.
Incapace di capirmi.

Tu,
muro chiuso e sprezzante, non ascolti e continui a cercare di essere figlio.
Ma non puoi.

Tu sei padre, e cercando il tuo, scomparso,
nascondi il mio.

(Edoardo Montanari)

Il Bambino

Ruvidi suoni della città
e queste coperte ammuffite di decisioni sospese e mai ricordate per tempo
coprono pesantemente le mie ossa.

Mentre respiro dubbi e paure, ripensamenti e scelte, silenzio e rumore,
guardo me stesso dall’alto di un sogno che singhiozza, scalcia
come un bambino imbizzarrito dal dolore del primo respiro.

Mentre io soffoco e scalcio versi diversi mai letti e che non verranno mai scritti
quest’inutile dolore peristaltico si ripete all’infinito e nessuno spavento lo ferma.

Singhiozzo giornaliero. Ricordo. Balbettio paralizzante.

(Edoardo Montanari)