Anteprima Umorale – Wolf Creek 2: un’icona Horror

Greg McLean aveva fatto parlare molto di sé già al Sundance Film Festival del 2005 con il primo Wolf Creek; poi un lungo silenzio durato otto anni interrotto brevemente nel 2007 con Rogue.

Uno dei più promettenti registi di thriller/horror si è fatto attendere, desiderare, dimenticare. Ma non è forse proprio quando si dimentica qualcosa che se ne sente nuovamente il bisogno? Quando si dimentica il sapore di qualcosa è il ricordo che ci spinge a ricercare nuovamente quell’emozione, quel sapore e, in questo caso, quel film.

E diciamocelo, un Thriller/Horror, ben fatto, mancava proprio.

Così, come un fulmine a ciel sereno, dopo otto anni dal primo episodio low budget e girato in poco meno di un mese Greg McLean, questa volta affiancato dallo sceneggiatore Aaron Sterns è tornato con il secondo episodio di quella che, a mio avviso, ha il potenziale per diventare una serie di film di ottimo livello.

Affascinante come Nightmare on elm street, teso come Saw – L’enigmista e girato con un talento; questo è Wolf Creek 2.

Migliorato rispetto al primo, anche graziead un budget superiore che permette al regista di indugiare sulla componente cruenta e, per certi versi, splatter, Wolf Creek 2 riesce a mantenere le stesse atmosfere tratteggiando ulteriormente la figura del serial killer Mick Taylor che, con la sua virtuale onnipresenza nell’outback australiano assurge allo status di icona del male pur restando ancorato alla suo essenza umana, e disumana, di uomo che odia i turisti, gli inglesi, i francesi, i crucchi e la razza umana in generale.

Mick è anche un personaggio non particolarmente brillante, ma dimostra come il male sia, in fin dei conti, di una semplicità quasi elementare. Ed è proprio questo il suo fascino.

Grazie ad un John Jarratt in uno stato di grazia, la nuova icona horror oscilla tra l’essere una figura reale e fisica del folle all’astrazione del male come determinazione assoluta nell’uccidere tutto ciò che è diverso da noi e che vogliamo tenere a distanza.

Una regia pulita, evocativa e ficcante, e una sceneggiatura perfettamente calibrata rendono questo sequel un must del genere perché il vero orrore è semplice ma mai banale.

Applausi anche ai doppiatori.