Anteprima Umorale – Jurassic World: Pianto Antico

Chris Pratt è un buon attore: mimico e brillante, l’ho apprezzato ne I Guardiani della Galassia, ma in Jurassic World recita le parte del texano coatto (forse troppo) anche se con il cuore d’oro.

Omar Sy è un eccellente attore: imponente per la sua massa ed espressivo nello sguardo; in questo film è ad un passo dall’essere la macchietta della Mammy di Via col Vento.

Jake Johnson è un bravo attore e dalle qualità molteplici: comico e con il suo sguardo da “cucciolo”, mi ha fatto ridere in New Girl anche per la sua capacità di dire una parola e far capire l’esatto contrario con la sua mimica; in questo film, è un personaggio di contorno, inutile, stupido e tartassato.

Nel complesso nessun attore è fortemente fuori parte, anzi, ma sembrano sottovalutati e sminuiti nelle loro potenzialità.

Jurassic World è un film fortemente orientato verso il pubblico e le loro richieste; talmente orientato da far dimenticare il senso ultimo che ha un film: raccontare una storia, far sognare, illudere e stupire.

In questo ennesimo sequel di Jurassic Park, invece, si predilige il target statistico, il target standardizzato dei focus group a scapito della trama (prevedibile e scontata), a scapito della regia (vecchia di almeno venti anni pur sfruttando il 3D) e, a conti fatti, a scapito del film stesso che si trascina nella mediocrità della storia, nella mediocrità delle battute, nella mediocrità della regia che sembra aver paura di esprimersi oltre la coniugazione dei verbi all’infinito.

Per non parlare della colonna sonora e della musica prosaiche anch’esse ai livelli di un buon tema delle elementari. Perché proprio quella è l’età scelta dal target: un bambino sotto i dieci anni e qualche nonno.

Tutta colpa della regia decisamente antica e televisiva di Colin Trevorrow? Anche.

L’impressione è che Jurassic World non sia un vero e proprio film, bensì una colossale opera di marketing finalizzata agli incassi e totalmente slegata dall’idea di cinema.

Quello che mi è rimasto alla fine della visione, è il ricordo di una donna coi tacchi che corre e il motto: “Ar Tyrannosaurus Nero non je devi cacarcazzo”.