Anteprima Umorale – Big Game: effimero è il potere

Big Game è un film che inizia molto bene: il tredicenne Oskari (Onni Tommila) è prossimo a sottoporsi alla prova di sopravvivenza che lo renderà uomo; sopravvivere nei boschi, per ventiquattro ore, cacciando in solitudine.

L’inizio, quindi, ha come tematica principale il confronto padre-figlio, la difficoltà di un giovane di raggiungere e superare il proprio maestro. Tematica affascinante e di sicuro impatto.
Mi sarei quindi aspettato un film incentrato sulla sopravvivenza dove Oskati, mettendo in pratica ciò che gli è stato insegnato dal padre, avrebbe salvato il presidente degli Stati Uniti, qui interpretato da Samuel L. Jackson, caduto dal cielo a seguito dell’abbattimento dell’AirForce One.
Motivazione che sembra inizialmente un po’ forzata, un caso più unico che raro, ma tant’è.

A differenza del libro di Dan Smith edito in italia da Piemme, il personaggio di Oskari, interpretato dal bravissimo e promettente Onni Tommilla, è piuttosto passivo e relegato a battute di contorno e ad azioni anticipate da una frasi ad effetto.

Visivamente, poi, i troppi rallenty usati per trasmettere un pathos che, sebbene esista, non può essere risolto con il solo mezzo tecnico, rende la regia di Jalmari Helander  troppo elementare, anche se, per verti versi, divertente.

Nel complesso è un film vedibile ma così “sopra le righe” da lasciare emotivamente in una specie di limbo tra il divertito e il sorridente, tra l’eccitato per le scene di avventura e il deluso per la non completa affermazione di nessuno dei generi narrativi di cui è composto; almeno dal punto di vista cinematografico.

Che Big Game sia uno dei rari casi in cui il libro tratto dalla sceneggiatura si rivela migliore perché più introspettivo, del film?