Anteprima Umorale – Mad Max Fury Road: dove vuoi andare oggi?

Quando devo assistere ad un reboot di un film che, a torto o a ragione, è stato un cult-movie, vengo preso da una paura viscerale e profonda.
Una paura che si posiziona all’altezza dello stomaco e aspetta le prime immagini del film per decidere se fare marcia indietro, o perforarmi le carni spargendo sangue ovunque come Alien di Ridley Scott.

Nei primi due minuti del film, questa paura si è manifestata e ho potuto sentire distintamente il cranio oblungo del mostro spingere dall’interno del mio stomaco perché, di solito, un voice over non promette mai niente di buono.

Nei tre minuti successivi, invece, ho cominciato a ricredermi. La descrizione dell’ambientazione storica e le dinamiche sociali, arrivano al momento giusto.

Proprio quando ti poni la domanda “Che significa?”, un istante dopo la risposta arriva nella storia denotando una maestria e una conoscenza del pubblico che solo un regista di lungo corso, e che i film li fa per il pubblico, come Miller può avere.

Tom Hardy, grazie al suo viso buono, è meno Mad di quanto non lo sia stato Gibson, ma non ne fa assolutamente sentire la mancanza, pur riproponendo quel desiderio di parteggiare per il duro della situazione che c’era nel film Interceptor, ma fatto con la consapevolezza che è un nuovo inizio.

La presenza di una squadra di calcetto di donne splendide – che mai e poi mai penseresti di vedere in un mondo postapocalittico – è in primo luogo commerciale, certo, ma non ostentata, e funzionale alla storia. Charlize Theron, che fa il ruolo di Furiosa è, a mio avviso, perfetta nella sua imperfezione.

La verità è che Mad Max Fury Road funziona senza “se” e senza “ma”. Osserviamo il protagonista affrontare un trauma psicologico imponente che lo rende quasi debilitato attraverso una corsa sincopata e progressiva di centoventi minuti fatti di spari, scontri fisici, inseguimenti, imprevisti e morti.
Il tutto con una scelta cromatica e registica che, almeno per me, è un piacere per gli occhi.
Grottesco quanto lo può essere un film in cui i valori umani contemporanei vengono scardinati dall’ambientazione postapocalittica, ma credibile e logico nella sua follia.

E’ un film come solo George Miller, autore e inventore del personaggio originale, avrebbe potuto realizzare. Eccessivo e trascinante, il film è una maratona attraverso il deserto e le montagne che non lascia scampo allo spettatore che è costretto (e ne è ben contento) a farsi travolgere dalla marea visiva e immaginifica così potente da lasciare senza fiato.  E che mi hanno visto pienamente soddisfatto all’uscita dalla sala.
C’è solamente un’altra cosa da dire: Papà è tornato!