Anteprima Umorale – L’Attacco Dei Giganti, Il Film Pt. I: Muoiono come mosche ed ho ancora fame

Grandi aspettative e speranze si intravedono all’orizzonte della proiezione del film L’attacco dei Giganti – L’Arco e la Freccia Cremisi; non alte come le mura della città di Shiganshina, quella della nostra storia, ma comunque imponenti.
Un adattamento a film della serie tv, a sua volta derivata dal manga premiato con il prestigioso Kodansha Manga Award. Insomma un evento.

Lodevole l’idea iniziale: in un tempo che sembra un medioevo alternativo compaiono dei Giganti che mangiano gli esseri umani. La Razza umana, si ritrova così ad essere al secondo posto nella catena alimentare (una bella scocciatura, detto tra noi).

Gli uomini e le donne, impossibilitati a combattere ad armi pari, si vedono costretti a costruire e a rinchiudersi dietro a delle imponenti cerchie di mura per isolarsi, cosa che fanno anche intellettualmente scoraggiando ogni uscita all’esterno e dichiarando eretici tutti quelli che provano anche solo a dire di voler uscire.
Gli unici, invece, abilitati a farlo, sono un reparto dell’esercito chiamati Corpo di Ricerca, avventurosi e temerari, vogliono capire di più dell’origine dei giganti, pur essendo decimati ogni volta.

Dettagliato nella descrizione della metodologia di difesa, metaforico e contestato per la crudezza dei disegni, l’idea e la struttura della storia è decisamente bella ed affascinante.
Peccato che non si possa dire la stessa cosa del film che, da adattamento, sembra più un taglia e cuci della serie televisiva, ma senza anima e con i punti di svolta che cadono dal cielo come il primo gigante che vediamo comparire.

Insomma dal mio punto di vista il film non funziona, sopratutto per la mancanza di quella profondità narrativa che è il punto forte del fumetto e della serie.

Chi affronterà, come me, per la prima volta questa storia, vedrà individui morire come mosche all’arrivo dell’inverno, oggetti mostrati e mai usati, domande importanti fatte e lasciate senza risposta e personaggi che compaiono e scompaiono dallo schemo senza morire e senza sapere il perché siano stati presentati.
Tutto questo lascia lo spettatore con la fame del seguito, ma senza aver finito l’antipasto.