Anteprima Umorale – Hybris: Ibrido?

Giuseppe Francesco Maione, il regista, ha solamente ventidue anni; forse pochi per aspettarsi un’opera totalmente originale, ma che sa farsi rispettare.
Il film narra la storia di quattro giovani: Lorenzo Richelmy (Fabio, un vecchio amico di Valerio), Guglielmo Scilla (Alessio, ragazzo di Penelope), Claudia Genolini (Penelope detta Penny) e Tommaso Arnaldi (Marco, il fratello di Penny).
I quattro si riuniscono per dare l’ultimo saluto a Valerio, un loro amico morto da poco. Le ultime sue volontà sono, infatti, che i quattro passino la notte nella sua casa nel bosco. Punto.
La storia di sviluppa interamente in questo ambiente chiuso e claustrofobico.

E’ una storia che mescola il soprannaturale al paranoico, il rancore al desiderio, le allucinazioni auditive a quelle visive. Maione non si fa scappare nulla creando una storia che, pur non lasciando del tutto convinti, può piacere.

Una regia pulita, una sceneggiatura non sempre convincente (soprattutto nelle fasi precedenti ai colpi di scena) e un audio in certi momenti decisamente pessimo riducono la godibilità di un film che, fino a quando non sfocia nel mistico, scorre sufficientemente bene e si lascia guardare in attesa di scoprire il bandolo della matassa.

Sta quindi allo spettatore decidere se la Tracotanza (Hybris appunto) della recitazione, dell’omogeneità del film siano un pregio o un difetto perché, a mio avviso, è proprio in questa oscillazione ibrida e non omogenea e nello spiegone finale che il tutto si arena e non sorprende; segno di un talento che è presente sebbene non ancora pienamente sbocciato.