Anteprima Umorale – Sul Vulcano

“Nessuno uscirà vivo da qui” diceva Jim Morrison, riferendosi all’inevitabile epilogo di ogni vita umana; un approccio decisamente esistenzialista che guarda alla morte, con un certo dolore e forse anche paura, come dato di fatto ineluttabile.
Ma quella cantata dai Doors era una paura astratta, invisibile data dall’idea di un futuro certo ed uguale per tutti. E se invece la minaccia di morte fosse reale, presente e continuamente sotto gli occhi come il Vesuvio? Come reagisce l’essere umano?
Difficile, se non impossibile spiegarlo a parole ma non per immagini, e non per Gianfranco Pannone che con Sul Vulcano riesce in soli ottanta minuti a dipingere quell’orizzonte degli eventi che divide il buco nero della paura dell’eruzione, da una vita vissuta in una luce che solo l’assenza di minacce può dare, o la fiducia nel proprio santo.

Pannone, per raccontarcelo, sceglie un immagine stabile e ferma come l’anima di coloro che vivono alle pendici del Vesuvio, netta come il loro sguardo, e fortemente bifocale tra ciò che è la vita della persona e quell’infinito paesaggio che culmina in una montagna dalla quale, a mali estremi, ci si può difendere rivolgendosi a San Gennaro; ma solo come ultima risorsa per evitare l’eventuale conflitto con gli altri santi ed il loro territorio.
Un Vesuvio che può eruttare in ogni momento, ma che è anche fonte di reddito (artistico e turistico) ma anche scudo e protezione. Doppio insomma; come l’uomo e il divino.
Forse, il maggior pregio di questo film documentario è di aver saputo mostrare il momento in cui si guarda in alto il vulcano vedendolo fumare e di averlo saputo fermare nel tempo tramite una sapiente scelta estetica, tramite pensieri espressi su carta (molti sono i brani letti da attori del calibro di Iaia Forte e Toni Sevillo, Donatella Finocchiaro e Leo Gullotta) e grazie alle parole di tutti i giorni degli abitanti che discutono della quotidianità con semplicità e con parole che, a fronte del luogo in cui vivono, acquistano un valore in più. Un legame ombelicale con gli abitanti come figli e dove il vulcano è padre genitore ma anche distruttore; ultimo legame dell’uomo industrializzato con la terra.