Anteprima Umorale – Non escludo il ritorno: ma la partenza

Franco Califano detto Er Califfo, è un personaggio scomodo, controverso e che ha fatto parte di quella stregua di persone che si ama o si odia. Io, da parte mia, non sono mai stato un suo estimatore o fanatico e, contemporaneamente, non ho neanche fatto parte di quelli che lo snobbavano, o giudicavano senza pietà.
Ho vissuto questo “limbo analitico” e questo non schierarmi con una certa indifferenza e, nella maggior parte dei casi, sorridendo alla vista di persone che mi cantavano i brani di “Franco” con lo stesso sguardo con cui si guarda qualcosa di curioso: con simpatia e, a volte, con una punta di sorpresa.
E allora perché alla fine di questo film mi è venuta la voglia di ascoltare per intero le sue canzoni? Forse perché mi sbagliavo. Lapalissiano. Evidente.
Non escludo il ritorno, pur nella sua semplicità registica e nella povertà dei mezzi mi ha stimolato la curiosità di conoscere il personaggio Califano ma anche l’uomo. Mi ha anche lasciato, in fondo al cuore, una punta di tristezza per non aver mai valutato una figura rozza e coatta, questo sì, ma anche passionale e poetica.
Intendiamoci, il film non tocca minimamente gli inizi della carriera e, benché le singole scene siano ben scritte, manca di una omogeneità che viene supplita da brani delle sue canzoni più o meno note che uniscono la storia del suo ultimo periodo su questa terra. Un uomo, un personaggio, un cuore. Questi tre aggettivi mi sembrano delineare al meglio la figura di Califano interpretato da Gianfranco Butinar in un modo forse troppo sopra le righe ma accettabile, soprattutto nella mimica.
La presenza di Franco Oppini (vi devo davvero dire chi è?), Nadia Rinaldi (idem come prima), Michael Madsen (avete presente Bob in Sin City di Rodriguez? O il fratello di Bill in Kill Bill di Tarantino? Ecco, mi è toccato dirlo) arricchiscono una storia che si palesa come una manifestazione di incondizionato amore per quello che sarà sempre una delle icone di una Roma d’altri tempi: amichevole e senza spocchia, semplice eppure complessa.
Il film nella sua totalità è godibile e, anche se risente fortemente di un taglio da immagine televisiva, scorrevole soprattutto nella seconda parte.
Insomma: un film da vedere come antipasto prima di gettarsi a capofitto nella ricerca di altre storie che riguardano Er Califfo, perché il film in questione è abbastanza limitato.
Farò anche io la mia parte raccontandovi questo aneddoto: nel periodo in cui Califano era agli arresti domiciliari a Trastevere, un amico attore andò a trovarlo e i Carabinieri lo fermarono impedendogli di entrare.
Da una delle finestre del palazzo si affacciò Califano che urlò ai militari: “Nun ve preoccupate! Fatelo entrare! Per lui, garantisco io”.