Anteprima Umorale – Amoreodio: Tuttoattaccato

Fare un film ispirato, anche se solo liberamente, ad una delle vicende più conosciute nella cronaca nera recente come il delitto di Novi Ligure, non è facile; sia per l’oggettiva difficoltà del rendere visivo un turbamento interiore ed invisibile, sia per la necessità di una costruzione verbale forte che riesca a trasmettere la vacuità dei valori, la noia, la ripetitività delle azioni, che lasciano un giovane in un limbo psicologico che può scatenare anche delle ossessioni come la necessità quasi patologica del voler essere riconosciuti da tutti gli altri come speciali ed unici. Una ricerca, quest’ultima, dell’affermazione di una umanità che non viene dall’interno e di pari passo con la maturazione emotiva, ma dall’esterno e dall’accettazione sociale e degli amici.
Per un autore può essere un lavoro notevole ed estenuante trovare la giusta chiave di scrittura filmica, vieppiù per un giovane alla sua opera prima.
Ma, prima di questo, c’è uno scoglio da abbattere e che è rappresentato dal fatto di trovarsi davanti ad un medium che è essere per antonomasia e dove il non-essere è anch’esso essere, come diceva Parmenide. In termini più semplice lo scoglio è questo: creare il nulla mostrando il pieno, mostrare il silenzio facendo rumore. Questo è il cinema che deve obbligatoriamente far vedere, anche il vuoto, anche l’assenza. Il modo, poi, è a scelta del regista e del suo personale stile di ripresa.
Dispiace dirlo ma Amoreodio, opera prima di Cristina Scardigno è un film che vorrebbe mostrare l’assenza, ma, purtroppo, non ci riesce. Visivamente ripetitivo e statico più che far capire e raccontare la storia, si limita a dichiararla per bocca dei protagonisti che quindi risultano poco convincenti e poco incisivi. La scelta, quindi, di non mostrare il bene, ma di lasciare solo il marcio non risulta funzionale alla narrazione che, dato il famigerato epilogo della storia, non decolla. Invece di mostrare il dolore tramite metafore o il desiderio di essere speciali tramite simbolismi o conflitti, la scelta stilistica del nudo e crudo rallenta la narrazione in modo eccessivo a discapito della partecipazione alla trama da parte dello spettatore. A mio avviso, l’eccessivo uso del rallenty ed il suo utilizzo incoerente rende difficile la comprensione della domanda principale: ”Perché?”. Forse una domanda troppo variegata per un primo film.
Per quanto sia vero che esiste la pittura per sottrazione, questa può essere fatta solamente a patto di preparare in precedenza la tela che, in questo caso, risulta priva di strati di colore. Si ha l’impressione di osservare solo la tela di un quadro, a volte tagliata, a volte semplicemente priva di colore.