Anteprima Umorale – Smetto quando voglio: It's Alive!!

Immaginate di…, no, non serve immaginare. Basta guardarsi attorno e provare a capire cosa sta succedendo a questo paese. Semplice spirito di osservazione, è questo che serve.

E possiamo dire a gran voce che Sydney Sibilia ha quello che serve per raccontare una storia tutta italiana, tutta contemporanea e tutta, paradossalmente, plausibile.

Smetto quando voglio è una commedia brillante che colpisce nel segno, ma ha anche un retrogusto amaro che si intravede in alcune scene e in alcune frasi, per esempio: quando Paolo Calabresi (Laureato in Archeologia Classica) mangia con gli operai o quando Alberto Petrelli (Chimico Computazionale) decide, nella cucina di un ristorante cinese, se unirsi alla “banda”.

Piccole parole che servono sì da spunto comico ma che sono parte di quella realtà Italiana che quasi, oramai, fatico a scrivere con la “i” maiuscola.

Nel film, troviamo altri cinque ricercatori: Libero de Rienzo (Laureato in Macroeconomia Dinamica), ai limiti del borderline, convinto di poter “contare le carte” a poker e che ricorda una parte del paese che vive la realtà come un sogno e guardandola tutta dal lato “macro” perdendosi a volte il “micro” fino a criticare il modo in cui parlano i tizi che lo stanno pestando.

C’è, poi, Pietro Sermonti (Antropologo Culturale) che cerca di apparire diverso da quello che è, pur di trovare un lavoro qualsiasi, ma con la speranza e l’ottimismo di chi non si arrende. Valerio Aprea e Lorenzo Lavia (Laureati in Semiotica Interpretativa ed Epigrafia Latina) che litigano (in latino ovviamente) e vedono il mondo come un insieme di ceppi linguistici e non di nazionalità.

Ed alla fine c’è Edoardo Leo (Neurobiologo) l’uomo da cui parte il tutto dopo che viene buttato fuori dall’università perché della sua ricerca “neanche i professori hanno capito niente) e che mente spudoratamente alla fidanzata Valeria Solarino perché vorrebbe darle la tranquillità economica che si merita e prendersi, dal mondo, quello che gli spetta.

Sette acculturati, intellettuali (oggi che il termine ha preso pesantemente unÂ’accezione negativa) che non trovano posto in questo paese e che non sono emigrati. Sette caratteri, che vivono in un film dal punto di vista della sceneggiatura bello, a tratti sorprendente, e, sopratutto, veramente ben fatto anche nellÂ’epilogo, paradossale, come tutto il resto.

Insomma è un film che, a mio avviso, può essere visto come pura commedia che alterna l’aulico e il triviale in un perfetto equilibrio, oppure attraverso il sottotesto che forse non sarà comico, ma che dà certamente l’idea di cosa accade oggi alla generazione tra i 30 e i 40 anni di cui io sfortunatamente faccio parte.

Questo è un film che mi fa dire “Il cinema italiano è vivo!”. Un po’ L’erba di Grace, un po’ I solti Ignoti, Smetto quando voglio è il genere di film che può oltrepassare i confini nazionali e farci riprendere un po’ di quella dignità cinematografica che troppo spesso abbiamo accantonato per inseguire incassi facili.

P.S.

A chi mi fa notare che c’è un raccordo sbagliato su una camicia con le frange, e un labiale sballato… beh sì. E’ vero. Ma rispondo: allora la forma è sostanza? Sì? Bene. Continuate a farvi prendere in giro dai venditori di fumo che vi tradiscono appena possono, perché è solo quando vi accorgerete che forma e sostanza devono andare di pari passo per creare qualcosa di veramente bello sarete in grado di apprezzare questo divertente, pungente, sarcastico, assurdo film.