Anteprima Umorale – Sacro GRA

Cito dal pressbook: Niccolò Bassetti ha esplorato i territori sconosciuti intorno al GRA, arricchendo il suo cammino di incontri straordinari. Questo bagaglio di esperienze, come l’idea stessa di farne una narrazione, lo ha passato poi nelle mani di Gianfranco Rosi, immaginando che potesse trasformarlo in uno dei suoi film da “cinema del reale”. Rosi ha raccolto la sfida.

E fin qui ci siamo. Sacro Gra è ben diretto, fotografato e strutturato: è un’occhio su quella Roma che spesso non vediamo, quella Roma fatta di persone sopra le righe, caratteristi, ex-nobili, e tutta quella moltitudine di persone che compongono la nostra capitale nel bene e nel male. Un patchwork? A volte sì. Tanto più che un messaggio chiaro, definito, non sembra esserci (o almeno, a me, non è arrivato).

Nelle immagini, però, è presente una tensione visiva che, per chi ama i documentari, è notevole e stimolante.

Sacro Gra è un film che mostra, osserva e ascolta ma non parla mai; ed è logico per un film che si prefigge come scopo ultimo l’osservazione, la conoscenza, il pensare attivo nei confronti di quello che difficilmente vedremmo chiusi nelle nostre case o lavorando in ufficio. Tuttavia, non mi ha appassionato: ripensando ai singoli personaggi, al loro modo di esprimersi non posso fare a meno di sorridere e, a volte, innamorarmi di loro, ma se penso al film nel complesso, non riesco a ricordare nessun sottotesto narrativo, nessuna idea unitaria, ed è forse questo che lo renderà indigesto agli spettatori che cercano intrattenimento, trascinamento o anche solo una guida durante la visione.

C’è quindi da chiedersi se questo sia un male o un bene per il film nel suo complesso, ma sarebbe come chiedersi se è un bene o un male mettere una spolverata di zucchero a velo su di una torta, e la risposta torna ad essere sempre la stessa: dipende dai gusti.

In film nel complesso quindi, mi è piaciuto e non mi è piaciuto. Forse, però, è solo perché alcuni film andrebbero visti due volte per essere pienamente capiti.