Diletta

Questo racconto è stato scritto per il concorso “Menostorie”. Lughezza predefinita, tema ironico. Bon Appétit!

Diletta

Ci sono dei giorni in cui ti senti svuotato. Vi è mai capitato? Inizia con un piccolo mal di testa, un istante prima sei felice, completamente appagato dal tuo essere ed un attimo dopo, vieni travolto dalla vita. Tutto intorno comincia a cambiare: le tue convinzioni si ribaltano, ruotano, ti senti sottosopra. E poi viene il freddo. Non è proprio lo stesso freddo che si sente quando si sta aspettando l’autobus sotto la pioggia, non ci sono taxi e il vicino fuma un sigaro che odora di zampirone, ma è lo stesso senso di gelo che sembra quasi partire dall’interno. I brividi della solitudine. E pensare che pochi mesi fa, di questi tempi avevo una moglie. Diletta è stata l’unica, la sola, che mi abbia mai rubato il cuore. Mai nessun altra mi è stata vicina così a lungo. Tra di noi c’era un feeling, una attrazione cosmica che ci faceva stare accanto l’un l’altra senza sentirci soffocati: l’ideale di ogni rapporto di coppia.

Vivevamo le nostre esistenze indipendentemente l’uno dall’altra ma sempre con questo Karma che ci univa. Così, ci sposammo.

Tutti e due andavamo orgogliosi delle nostre fedi di plastica. Le sfoggiavamo accanto ai nostri amici, come se fossero non solo il simbolo, ma una promessa eterna; anche se poi l’eternità è più che altro un idea che non un dato di fatto. Inevitabilmente arriva la fine di ogni rapporto. Così, anche per noi, l’eternità ad un certo punto finì.

Era ottobre, Diletta senza dire una parola si tolse la fede e se ne andò; ed io, ne fui quasi sollevato. Sì insomma non si può stare con la stessa lattina per tutta una vita! Andiamo! Il mondo è pieno di lattine, di ogni genere e contenuto! E quando anche io verrò bevuto, non avrò rimpianti. Avrò vissuto la vita fino all’ultimo sorso.
E’ ora! Arrivano il mal di testa, il freddo e il senso di vuoto. Speriamo almeno di essere riciclato correttamente. In fondo, sono Buddista!

(Edoardo Montanari)