L'uomo dalle scarpe croccanti

Questo racconto è stato scritto per il concorso Parole in Corsa, nel lontano 2004… bei tempi! Non avevo ancora i capelli grigi. Ma ero anche meno saggio. La Casa Editrice Full Color Sound lo ha pubblicato in una raccolta.

E’ stato letto durante la serata di premiazione da Pamela Villoresi.

 

<<Vuole sedersi?>> Una voce maschile che si muoveva in modo ascendente sgorgò dal nulla.

<<Certo>> risposi prontamente.

La mano dello sconosciuto prese la mia e sostenendola delicatamente, ma con fermezza, mi indicò dove sedere.

Non era certo la prima volta che qualcuno mi offriva il suo posto sulla metropolitana, per una donna cieca è quasi all’ordine del giorno, ma la voce dell’uomo aveva un suono talmente leggero nella sua profondità che rimasi quasi ipnotizzata. Una tranquillità che non avevo sentito nella voce del mio maestro Zen né in nessun’altro.

Mi concentrai per “guardarmi” intorno: la donna alla mia destra stava sfogliando il giornale, uno di quei giornali Free-press che si trovano in distribuzione gratuita. L’odore era quello di carta stampata di fresco ma, il frusciare dei fogli morbido e colloso era sicuramente di un giornale non comprato in edicola. La coppietta a poco più di un metro da me, sulla destra, stava parlando di vestiti, e la suora seduta alla mia sinistra sgranava un rosario. Ma d’un tratto mi accorsi che mancava qualcosa. Non riuscivo a sentire completamente lo spazio intorno a me. Davanti, dove era sicuramente l’uomo che mi aveva ceduto il posto, non riuscivo a sentire niente. Come un vuoto nello spazio e nei suoni.

Allungai la mano e urtai qualcosa: del velluto.

<<Sono io. Sono ancora qui>>

Ritrassi subito la mano, e dovevo essere diventata rossa perché l’uomo emise un suono simile ad una risata divertita, ma dolce come quella di un bambino.

<<Mi scusi!>> dissi imbarazzata <<credevo che non ci fosse nessuno>>.

Passammo le fermate successive senza parlare, ma potevo sentire ancora quel vuoto davanti a me.

D’un tratto un suono di scarpe croccanti si allontanò. Era l’uomo. Se ne era andato e potevo sentire nuovamente lo spazio, ma adesso quello spazio era pieno di paura. Un vuoto “deserto” aveva preso il posto dell’uomo dalle scarpe croccanti. Un vuoto come quello che c’era nella mia vita. Single, lavoratrice, sempre troppo impegnata a rendere la vita uno schema per preoccuparmi di conoscere, di innamorarmi, di vivere la mia esistenza con trasporto.

Ora quel vuoto ero io, e non volevo più esserlo.

Mi alzai di scatto e urtai contro qualcuno con un vestito di pelle.

<<Mi aiuti! Devo scendere a questa fermata.>>

<<Ma il treno sta per partire. Può sempre tornare in dietro alla prossima, è più sicuro>>

<<No. Non capisce! Devo assolutamente scendere a questa! Devo inseguire l’uomo dalle scarpe croccanti!>>.

Ecco, pensai, ora mi prenderanno per una pazza.

Le porte emisero un sibilo e si chiusero. Poi si riaprirono. Un voce uscì dall’altoparlante:

<<Ci scusiamo con i passeggeri ma il treno ritarderà di tre minuti per un problema tecnico>>.

La voce con il vestito di pelle mi aiutò ad uscire.

Contando i passi mi diressi il più velocemente possibile verso l’uscita. Niente. Poi una voce che dava indicazioni in francese e nuovamente il suono di quelle scarpe. Le seguii come si segue il suono di un rubinetto che perde in una casa sconosciuta. L’uomo era la goccia che volevo vedere, l’uomo era qualcosa che sentivo di aver perduto e che volevo tornare a possedere. Lasciai il sentiero tracciato per i “non vedenti” e mi avventurai verso una strada che non conoscevo ma che sapevo essere quella giusta. Il suono era lontano e più di una volta rischiai di perderlo tra i rumori caotici di Roma. Alla fine, lo persi.

Ero arrabbiata con me stessa. Lo avevo perso per sempre e con lui, il suo viso e la sua voce. Tornai indietro e mi lasciai cadere su di una panchina che avevo superato pochi metri prima, e piansi.

Trascorsi un ora in totale isolamento. Rifiutavo i suoni della città e tutto quello che mi circondava. Era la mia sconfitta come donna e come essere umano. Se solo fossi riuscita ad isolarmi del tutto, ad annullare anche questo suono di scarpe che si avvicinava… Era lui!

<<Mi scusi!>> dissi.

<<Salve, ci rincontriamo>>

<<Veramente la stavo cercando>>

<<Anche io. Sono tornato indietro per questo.>>

Sorrisi. <<Vorrei guardarla, vorrei vedere che volto ha una persona come lei>>.

L’uomo non parlò. Prese le mie mani e le appoggiò delicatamente sul suo viso, e quando arrivai alla bocca le sue labbra si mossero per baciarle. Era lui. Era la persona che cercavo. Era l’uomo dalle scarpe croccanti.

 

Da Questo racconto il regista Dario Sicchio ha creato un cortometraggio: