Teina e Vapore acqueo

Questo racconto è stato scritto prima che mi trasferissi nuovamente a Roma. Tendente allo Zen. Riflessivo. E’ stato l’incipit.

Ah! E’ stato pubblicato sulla rivista “Carta“. Peccato non ricordi l’anno… ma credo fosse il 2002. 🙂

 

<<Le notizie terminano qui. Vi diamo appuntamento alle 20.30 per la prossima edizione. Buona Sera.>>

La musica di chiusura di questo telegiornale è veramente pacchiana. Sembrano note smarrite nell’aria e ordinate a caso, niente a che vedere con un genere in particolare, solamente note, note di un Jingle infantile, soporifero e corroborante. E tutto quello che si ricorda, alla fine, sono le previsioni del tempo.

Mentre faceva queste considerazioni fu interrotto da un fischio, o meglio un sibilo familiare: la Pace.

Il tavolino per due persone piccolo e rotondo (niente ostentazione! vi prego!), era stato messo nella posizione giusta per l’occasione, accanto alla vetrata che dava sui tetti della città. La tovaglia, di un verde scuro e rassicurante era stata distesa con cura sulla superficie di massello, mentre il verde inglese della zuccheriera e della tazza stavano lì in trepidante attesa.

Versò l’acqua bollente nel bricco e si avvicinò lentamente al tavolo. Dopo aver poggiato la teiera sul ripiano l’aprì: un fumo trasparente e nitido andò a ricongiungersi con l’aria della città furente e caotica che non si preoccupava minimamente della novità. Si sedette. Frenando il proprio impulso animale, fece scorrere nuovamente l’acqua, ma questa volta nell’ultimo recipiente, quello che avrebbe reso possibile il miracolo. Prese il cucchiaino dal manico plastificato e unì la miscela all’acqua, lentamente, molto lentamente, per dosare i quattro minuti che lo separavano dalla fine.

L’attesa era la cosa più snervante, ma aveva imparato ad affrontarla con serenità. Il tempo, rallenta per pudicizia quando lo si guarda.

Il Tic tac della pendola, un clacson e qualche bestemmia nellÂ’aria davano lÂ’idea di fermarsi al di fuori della nube di vapore che nasceva dalla tazza da The: sola, piena e vuota, calda e fredda, ma sempre uguale.
I ricordi riaffiorarono. La sala dove erano soliti chiacchierare e litigare (anche questo serve in un rapporto), la stessa sala dai tavolini tondi e musica che li aveva ospitati durante la pioggia, che li aveva accompagnati dal primo giorno. Ma quei tempi erano andati.

Era sul punto di gridare. I suoi muscoli si erano tesi e fremevano dubbiosi sul da farsi, si chiedevano se fosse il caso di colpire la tazza e scaraventarla contro il muro e, con essa, scaraventare definitivamente e finalmente il suo rapporto oramai finito, oppure, se gridare ed affogare nel dolce liquido caldo i ricordi, farsi pervadere dall’amore e cancellare mentalmente tutto quello che li aveva separati. Ma l’odore del The verde lo fece rinvenire, e la decisione venne rinviata.

Guardò la tazza e vide i ricordi fermi. Mise lo zucchero. Lo fece scogliere delicatamente, e vide quegli stessi ricordi che lo avevano turbato roteare e lampeggiare nel mulinello che aveva fatto nascere.
Quale silenzio poteva far tacere il suo grido? Nessuno.

Si accorse che il tempo era passato. Impugnò la tazza tentando di sentire il calore entrargli nei capillari. Ma niente.

Bevve, sperando di dimenticare ma non ci riuscì.

Decise, quindi, di scaldare nuovamente lÂ’acqua.