Concorso Pagine 2016 Foto di Giancarlo Zuccarone

Senza Titolo (poesia per un concorso del 2016)

Una poesia come le altre nata per un concorso come gli altri che richiedeva una fotografia (in questo caso ad opera di Giancarlo Zuccarone) ed un testo. Non ho vinto. Sarei curioso di una vostra opinione.     Quel dipinto è spartiacque di respiri tra natura ed artificio, grano e cellulari   Prestate attenzione anche voi!   Cemento e mattoni sono tracce del passato impronte sulla sabbia che Voi direste, illudendovi, eterne. Come scheletri di ossa di metallo destinati alla ruggine, alla fuliggine al ruggito del tempo ed alla scomparsa, rassegnatevi!   Ogni muro è fantasia, distrutto dai sogni che si avverano Ogni muro è distruzione, separazione, illusione, transustanziazione di paure. Un muro è argine, fino alla prossima piena di saggezza e umanità.   Allora come grani di sale vi dissolverete nell’acqua delle nuvole e pioverete senza fretta calpestati ed ignorati dal tempo.

Lentamente

Se non ascolti le mie parole, padre, mi lasci bambino. Ogni stramaledetta volta in cui neghi quello che sono, pensando al me passato tu mi uccidi, pezzo a pezzo. Atomo ad atomo. Sogno a sogno. Non sono richieste opinabili ma bisogni quelli che chiedo. Necessità ineludibili come sedere davanti al camino; parlando; insieme. I tuoi occhi stanchi vedono solo ciò che è stato, ignorando il presente, ignorando il tempo, che, però, non si accorge di te. Se non ascolti le mie parole, padre, mi lasci bambino, moncato del mio essere. Incapace di capirmi. Tu, muro chiuso e sprezzante, non ascolti e continui a cercare di essere figlio. Ma non puoi. Tu sei padre, e cercando il tuo, scomparso, nascondi il mio. (Edoardo Montanari)

Il Bambino

Ruvidi suoni della città e queste coperte ammuffite di decisioni sospese e mai ricordate per tempo coprono pesantemente le mie ossa. Mentre respiro dubbi e paure, ripensamenti e scelte, silenzio e rumore, guardo me stesso dall’alto di un sogno che singhiozza, scalcia come un bambino imbizzarrito dal dolore del primo respiro. Mentre io soffoco e scalcio versi diversi mai letti e che non verranno mai scritti quest’inutile dolore peristaltico si ripete all’infinito e nessuno spavento lo ferma. Singhiozzo giornaliero. Ricordo. Balbettio paralizzante. (Edoardo Montanari)