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Smetto Quando Voglio Masterclass: Latino a mano armata

Tutti quelli tra di voi che, per piacere o per masochismo, hanno letto la mia rubrica “Buona la prima, scarta la seconda”, sapranno che tendo ad essere molto critico per quanto riguarda i secondi episodi. Sia per quello stato di ansia mista a paura che il film non sia all’altezza dell’originale, sia per quella tendenza a criticare spietatamente ogni sequel come se fosse una specie di lesa maestà all’originale. Cercherò, quindi, di essere il più oggettivo possibile. Siete pronti? Allora cominciamo.

Sqv inizia con un flashback ambientato durante un colloquio con Pietro, ancora in carcere, un anno e mezzo dopo l’arresto della Banda dei Ricercatori. Durante l’incontro tra i due scopriamo che Giulia (Valeria Solarino) che ha già partorito e che ha una storia con un medico. Punto. Finito il flashback, la narrazione prosegue dal punto in cui l’avevamo lasciata: la banda è libera, anche se con dei procedimenti penali in sospeso, e Pietro Zinni (Edoardo Leo) che, ricordiamo, si è preso la colpa di tutta l’organizzazione.
Durante l’arresto di Albero (Stefano Fresi), l’ispettore Paola Coletti (Greta Scarano), decide di proporre a Pietro ed alla banda un patto: intercettare tutte le Smart Drugs presenti sul mercato di Roma in cambio della ripulitura della loro fedina penale.

Altri due componenti si aggiungeranno al gruppo: Giulio Bolle (Marco Bonini) Anatomia Umana e Vittorio (Rosario Lisma) Diritto Canonico e Lucio Napoli (Giampaolo Morelli) Ingegneria Meccatronica. Questo l’antefatto e non vi scriverò nulla più, perché il film merita di essere visto, anche se con qualche avviso importante: Innanzi tutto i personaggi di Vittorio e Lucio, in questa fase, possono sembrare superflui. E’ vero. Mi aspetto però di vederli più partecipi nel terzo episodio. E’ un difetto? Sì e no. Diciamo che non se ne sente la mancanza, ma come in Ritorno al Futuro II e III, Smetto quando voglio – Masterclass e Ad Honorem andrebbero forse visiti di seguito per non lasciare in sospeso quel senso di divertimento che si prova nel finale ma senza quella piena soddisfazione che si è provata alla fine del primo episodio. Per gli amanti delle maratone filmiche come me, però, è una manna dal cielo. Era ora di vedere una saga italiana meritevole di questo nome!

Un secondo avviso che mi sento di fare, è che il film è montato leggermente lento, almeno nella prima parte. Ma poco importa perché, appena la storia entra nel vivo, tutto si dimentica e la storia fila perfettamente.

Nonostante questi appunti, che devo fare per correttezza dei lettori, il film funziona: è divertente e parodistico in pieno stile Sibilia e con un cast che non tradisce. Si esce sorridendo, dopo aver riso, pensando a tutti personaggi che, scalcagnati ed incompresi sono proprio per la loro follia, da amare incondizionatamente.