Fotogramma di A Blast di Syllas Tzoumerkas.

Anteprima Umorale – A Blast: di chi è la colpa?

A Blast è un’opera seconda drammatica, cruda e senza mezze misure che mette lo spettatore davanti ad una realtà sociale e umana molto simile a quella italiana se non, addirittura, previsoria del nostro futuro.

Ambientato nella Grecia odierna, prima e durante quella crisi economica che ha riempito l’agenda setting di tutti i telegiornali del mondo, il film ci trasporta attraverso uno spaccato temporale lungo una decina di anni che vengono, però, dal punto di vista registico, spezzati, abbandonati e ripresi con una disinvoltura che può ricordare, per forma e contenuto, il volo pindarico del pensiero umano quando viene pervaso dalla rabbia, dall’angoscia e dalla paura.

A Blast è la storia di Maria, interpretata da Angeliki Papoulia; una donna che potrebbe essere uno qualsiasi di noi, uomo o donna indiscriminatamente, che si trova ad affrontare, attraverso il sovvertimento della propria realtà, ad affrontare la distruzione dei propri sogni, della propria situazione economica e, in ultimo, della propria umanità.

Una corsa verso l’abisso di non facile comprensione, proprio per lo stile antinarrativo scelto dal regista Syllas Tzoumerkas che, alla sua seconda regia di un lungometraggio cinematografico (il primo è stato del 2010 Hora proelefsis),  mostra e tocca l’animo umano senza pietà e senza tregua per tutta la durata dell’opera.

A mio avviso, la bellezza di un film sta nel saper raccontare una storia dove gli eventi si concatenano tra di loro e, all’improvviso, scatenano il dramma o il sorriso.

Non è cosa nuova, quindi, che io prediliga i film narrativi che vanno da A a Z seguendo l’alfabeto pur con qualche virtuosismo che non guasta mai.

A Blast, quindi, è la rappresentazione di tutto ciò che odio; eppure è bello, complesso, profondo e doloroso; è la quint’essenza della confusione dell’anima umana.

Se deciderete di andare a vederlo, andateci corazzati e pronti a incazzarvi con tutta l’anima perché è un film difficile da seguire e con una verità difficile da accettare perché è senza risposta.

Quando ero alle superiori, mi è stato insegnato che la commedia è tipica delle dittature, la tragedia delle democrazie. Questo film è tragedia, confusione e dolore. Ma è anche catarsi; cosa non da poco al giorno d’oggi.