Fotogramma Pixels

Anteprima Umorale – Pixels: chi ben comincia, si ferma.

Chi non ha mai giocato a Frogger, alzi la mano; e lo stesso faccia chi non ha mai speso duecento lire a Donkey Kong o Q*bert.

Ora chiedetevi: ho perso qualcosa? La risposta, disgraziatamente per voi, è sì.

Vi siete persi quel momento della storia in cui il futuro era foriero di speranze e innovazione, quando i coin-op erano graficamente semplici e, allo stesso tempo, difficili da finire al punto che spesso venivano presi a calci dai giocatori. Colossi di legno e ferro che oscillavano senza cadere mentre il pubblico ti guardava giocare e aspettava in fila il suo turno.
Chi non ricorda i bambini logorroici che dicevano di avere un amico incredibilmente bravo mentre, con le mani sporche di gelato, puntavano il dito al centro dello schermo?

Per voi, giovani e meno giovani, che non avete vissuto quel periodo questo film potrà sembrare semplice, bambinesco, piatto. Ma per gli amanti degli anni degli scassoni a moneta è luce, ricordi e sogni dimenticati. Ma cominciamo dal principio.

Inizia bene questo film dal sapore vintage e dalla grafica 3D sempre presente e funzionale che ci racconta del trio nerd composto da Sam, William e Ludlow (rispettivamente Adam Sandler, Kevin James e Josh Gad).

I tre, che si conoscono nel 1982 durante il torneo mondiale di coin-op, si ritroveranno anni dopo a dover sconfiggere un’invasione aliena a suon di quei videogame di cui erano appassionati.

C’è un confronto tra il vecchio videogioco e le console nel film? Sì, ma molto accennato. C’è una esaltazione del vintage e del passato rispetto al presente? No. E questo è un bene.

Tirando le somme, però, possiamo dire che Pixels è un film leggero, nostalgico ma non troppo, divertente e ben fatto sebbene, sfortunatamente incompleto; con una sceneggiatura più rotonda e razionale avrebbe potuto essere un vero cult-movie, un film da far vedere ai propri figli con orgoglio e con la lacrima appena accennata sul viso. Invece, nonostante la regia di Chris Columbus funzioni e l’esplosione sullo schermo di oggetti e persone in Pixels siano un piacere per gli occhi, gli sceneggiatori Tim HerlihyTimothy Dowling non hanno osato riconducendo una narrazione inizialmente affascinante ai canoni del classico film di intrattenimento con sfumature grottesche a cui un certo cinema americano ci ha abituato.
Peccato. Da vedere ma senza aspettative.